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Psicomotricità IN STUDIO

 

In studio incontro i bambini che hanno manifestato delle difficoltà in un’area della propria vita ed i genitori autonomamente o con indicazione di un professionista esperto ( neuropsichiatra infantile, logopedista, psicologo, insegnante, pediatra, ecc), hanno deciso di rivolgersi a me. Durante il primo incontro, l’osservazione, valuto con i genitori se posso essere una risorsa  o se invece è il caso di indirizzarli ad una figura professionale più specializzata .

Quando incontro un bambino mi concentro sulle sue capacità, certo: i deficit emergono, ma preferisco focalizzare la mia attenzione sulle potenzialità. 
La psicomotricità in studio, si rivolge a tutti quei bambini, dai primi mesi di vita fino ad un massimo di 13 anni, che ci comunicano, con “modalità originale il loro mondo” ma hanno bisogno di aiuto per indirizzare la loro grande potenzialità. 
A volte manifestano ritardi dello sviluppo psicomotorio, disturbi del comportamento, della comunicazione, dell’apprendimento,  deficit dell’attenzione o iperattività, autismo, ritardo del linguaggio, impaccio, irrequietezza. 

Percorso

  • osservazione e presa in carico

  • incontri individuali e/o di gruppo

  • periodiche restituzioni alla famiglia e verifiche in itinere con l'equipe multidisciplinare e con la scuola

  • verifica dei risultati


Strumenti che utilizzo

  • Spazio: lo studio in cui ricevo i bambini è stato concepito appositamente per favorire il percorso . In esso vi è contenuto materiale diverso: giochi, palle, corde, cerchi, animali, bamboline, personaggi, tavolo, materiale da disegno, castelli, navi, puzzle, e tanto altro. Solitamente si trasforma agli occhi del bambino in uno spazio “magico” dove poter sperimentarsi senza  giudizio.

  • Tecniche ed esercizi psicomotori

  • Materiale didattico

  • La campana ed il bastone della parola

  • Libri e libretti

  • Teatro, mimo, maschere

  • Arti grafico/manuali, pittura

  • Musica e strumenti musicali

  • Me stessa con tutto il cuore!



L’incontro

  • Momento di accoglienza: togliersi le scarpe, piccolo dialogo (aggiornamenti e racconti), quando possibile, ricordarsi gli obiettivi condivisi e programmazione dell’incontro.

  • Fase centrale: giochi, esercizi o tecniche proposte dal bambino o da me nello spazio o a tavolino.

A volte, a seconda della situazione, per un breve lasso di tempo osservo le dinamiche in atto.

  • Fase della presa di distanza delle emozioni e del riordinare:
    Cerco di dare circa dieci minuti di modo che il bambino sia preparato alla fine dell’incontro. Solitamente propongo un’attività di rappresentazione e/o lettura dove viene rielaborato ciò che abbiamo fatto durante la seduta.

  • Saluto, e a volte, breve comunicazione al genitore presente.

     

Dopo gli incontri, la sera, mi ritaglio alcuni minuti di riflessione in cui fisso ciò che è emerso e che utilizzerò per progettare l’incontro successivo.

Ogni bambino ha un suo progetto ad hoc, basato sulla sua situazione cognitiva e sulle sue necessità personali.

Qui di seguito vi elenco alcuni parametri che sono quasi sempre presenti durante i miei interventi:

  • Osservazione del bambino: potenzialità, abilità e difficoltà

  • Capacità di accettare la figura adulta come riferimento, a cui ci si può affidare, appoggiare, imparare e chiedere aiuto.

  • Instaurare una relazione significativa che permetta l'intervento con gioia, fiducia e divertimento.

  • Presenza di semplici regole da rispettare: il tempo dell’incontro, gli spazi, gli oggetti, l'altro.

  • Aumentare i tempi d'attesa, l'ascolto, l'attenzione.

  • Favorire la comunicazione (verbale/non verbale).

In questo percorso ogni bambino ha la possibilità di sperimentarsi motoriamente in un ambiente protetto, ascoltando il suo corpo e le sue emozioni. L'attività di esplorazione finalizzata dell'ambiente stimola l’uso senso-motorio, funzionale e simbolico degli oggetti a disposizione, favorendo spostamenti sempre più autonomi e finalizzati, negli spazi, per arrivare poi alla costruzione di un percorso di gioco.
Sia negli incontri individuali che in quelli in piccolo gruppo solitamente favorisco l'alternanza dei turni ed il rispetto delle proposte dell'altro. Chiedo al bambino, ove possibile, di creare una breve sequenza di gioco e condividerla. Spesso favorisco lo sviluppo di una maggiore coordinazione motoria. Aiuto anche il bambino a costruirsi una modalità di espressione dei suoi desideri e dei suoi bisogni più chiara ed accettabile, diminuiscono così, a volte, le stereotipie ed i comportamenti problema.
 

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